Contrordine: la carta non è morta e ci stupirà

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Contrordine: la carta non è morta e ci stupirà

Nel 2015 negli Stati Uniti sono cresciute le vendite dei libri e scese quelle degli ebook. E una storia antica, che sembrava arrivata alle ultime pagine, è pronta per un nuovo capitolo

di Giuliano Aluffi per http://www.repubblica.it/venerdi

«Le notizie sulla mia morte sono fortemente esagerate» disse Mark Twain quando un quotidiano, per una svista, pubblicò un suo prematuro «coccodrillo». Forse oggi si può dire lo stesso per la carta: non solo non è stata uccisa dal digitale, ma è in ripresa. Il dato più significativo viene dagli Usa: nel 2015 le vendite dei libri sono cresciute del 12,4 per cento. Quelle degli ebook sono invece calate del 12,3. C’è stata quindi un’inversione di tendenza rispetto al periodo compreso tra il 2008 e il 2010, quando, sempre negli Stati Uniti,  le vendite di ebook erano salite del 1.260 per cento, facendo tremare gli editori.

La buona salute della carta stampata si vede anche da un altro dettaglio: Penguin Random House, Hachette e Simon & Schuster stanno costruendo nuovi magazzini, o allargando quelli esistenti, per i loro volumi. È vero, 400 milioni di tonnellate di carta prodotte nel mondo ogni anno sono davvero troppe per il nostro fragile Pianeta, ma a ridurre il taglio degli alberi non devono essere necessariamente gli e-book. Sono possibili altre misure, anche drastiche: nello Stato di New York, per esempio, da inizio aprile i medici non possono più usare la carta per prescrivere i farmaci, con pene pecuniarie severissime per chi contravviene.

Anche negli uffici però la carta sembra oggi riconquistare spazio grazie almobile printing, le applicazioni che facilitano l’invio di documenti da smartphone alle stampanti, sempre più evolute. E sondaggi recenti suggeriscono che gli impiegati europei amino più i report cartacei che quelli digitali.

Sembra del resto che la carta aiuti a lavorare e a studiare meglio.Secondo gli scienziati che in questi anni l’hanno messa a confronto con il digitale riguardo a comprensione e memorizzazione di un testo, il vantaggio cognitivo della carta è proprio la sua fisicità.

La neuroscienziata Maryanne Wolf, docente alla Tufts University e autrice diProust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge (2012), in una recente intervista alla Bbc ha sostenuto che, in una scala che va dalla massima distrazione alla massima concentrazione, la lettura su monitor coincide con l’estremo della distrazione, quella su carta con l’estremo opposto e l’ebook sta nel mezzo. Forse questo dipende anche dal fatto che concentrarsi nella lettura di un testo su monitor è molto più faticoso «fisicamente»: la luminosità dello schermo e l’angolo di lettura diverso da quello che abbiamo con i libri, infatti, ci costringono a chiudere le palpebre con meno frequenza  (0,4 volte al secondo, contro le 0,6 volte per la carta) e ciò secca di più gli occhi, come mostra uno studio del 2013 di ricercatori dell’Université Paris 6.

Poi c’è una questione biologica. Scrivere, e quindi leggere, sono attività recentissime nel cammino evolutivo umano: non abbiamo strutture genetiche dedicate alla lettura e possiamo solo usare una capacità che si è evoluta per altri scopi – il riconoscimento degli oggetti – riadattandola a lettere e parole. Per il nostro cervello, in pratica, le parole sono oggetti fisici e i testi luoghi veri e propri, dove anche i significati dei singoli termini hanno coordinate precise. Lo suggeriscono studi che mostrano come, quando ripensiamo a un’informazione che abbiamo appreso leggendo, tendiamo a ricordare con una certa accuratezza il punto fisico del libro dove l’abbiamo assorbita. Quindi, se vogliamo immagazzinare conoscenza, le pagine di carta, dove ogni informazione è davvero in un punto preciso collocato nello spazio,  risultano una mappa meno spaesante dello spazio virtuale di un ebook.

Questo però non significa che proprio tutto debba finire su carta, come sognano i burocrati di ogni tempo. Altrimenti poi si rischia di dover intervenire come ha fatto il governo belga nel 2003 con l’Atto di riduzione dei documenti: un repulisti di leggi e leggine contrarie al buon senso, come la necessità di un permesso scritto, per i ciechi, per portare il bastone.

«La storia d’amore tra la carta e la burocrazia è antica e consolidata. L’esempio più impressionante è quello dell’impero mongolo: i mongoli erano rozzi guerrieri analfabeti delle steppe, ma dopo aver conquistato tutta l’Asia si resero conto che non avrebbero mai potuto governarla senza la carta, e così ne divennero entusiasti difensori» dice Alexander Monro, giornalista  collaboratore di Washington Post e New Scientist, nel saggio The Paper Trail: an Unexpected History of  a Revolutionary Invention (Il cammino della carta: storia inaspettata di un’invenzione rivoluzionaria, Knopf,  pp. 368, euro 27,90). «L’affinità tra carta e potere è riflessa anche dalle trasformazioni della parola cinese wen: quando l’uso della carta in Cina si era ormai affermato prese il senso di letteratura, ma tremila anni fa significava “civiltà, ordine”». segue

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Inserito da Alberto Saso

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