Medagliere: Usa primi, ma impallidiscono di fronte agli Stati Uniti d’Europa

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DA Repubblica.it 
Come di consueto, nelle Olimpiadi dominano gli statunitensi. Attenzione, però, ai paesi UE: sotto un’unica bandiera dominerebbero la rassegna di Rio
di NICCOLO’ COSTANZO

RIO DE JANEIRO – Che ne sarebbe del dominio olimpico degli Usa se i Paesi UE si unissero sotto la bandiera sventolata da Elisa Di Francisca sul podio del fioretto? Stando ai dati parziali di quest’anno, se le nazioni europee gareggiassero come “Stati Uniti d’Europa” dominerebbero in lungo e in largo la rassegna brasiliana. Per i paesi dell’Unione sono 196 le medaglie conquistate finora,contro le 78 degli americani. Un dato che va analizzato più nel dettaglio, ma che parla chiaro: l’Olimpiade di Rio ha come protagonisti gli atleti del vecchio continente.

E’ da Atlanta 1996 che gli Stati Uniti vincono il maggior numero di medaglie in ogni singola rassegna olimpica. Il dominio, che i cinesi hanno cercato di scardinare a Pechino riuscendo in un’impresa a metà, conquistando il medagliere (51 ori a 36) ma con dieci allori in meno (100 contro i 110 Usa), potrebbe essere messo in discussione solo da un’altra entità sovranazionale: pensate ai migliori atleti di Italia, Germania, Francia, Regno Unito (che va ancora inserito nel panorama UE), Spagna e dell’Est, federati contro la superpotenza americana.
IL MEDAGLIERE UFFICIALE
Si potrebbe obiettare, a ragione, che i 567 atleti americani presenti a Rio non possano nulla in termini numerici rispetto a quello europei, che risultano essere più di 3800. Un dato reale, che non tiene conto, però, dei moltissimi atleti europei presenti all’Olimpiade che non si qualificherebbero qualora si dovessero disputare dei “Trials” continentali, sul modello di quelli Usa, per selezionare solo la creme degli atleti ‘unionisti’. Questo ridurrebbe il numero di possibili cenerentole, non quello di potenziali medagliati, in un panorama che non danneggerebbe eccessivamente – a livello numerico – l’attuale palmares olimpico.
IL MEDAGLIERE CON LA UE
Basti pensare agli sport di squadra: è vero che per le nazioni europee sarebbero disponibili non più tre medaglie, ma solo una, ma ai ct brillerebbero gli occhi durante le convocazioni. Pensate a una (sovra)nazionale europea di pallanuoto, con i migliori giocatori di Italia, Grecia, Serbia e Spagna, o quella di pallavolo. Per non parlare di un basket con Gallinari, Bogdanovic, Parker e i Gasol per sfidare lo strapotere dei Dream Team, che dal 1992 hanno conquistato 5 ori e un bronzo. Per finire con la scherma: francesi e italiani uniti contro la forza dei russi, che si sono dotati di coach azzurri pur di tornare a dominare nella disciplina. E’ vero che le medaglie sarebbero di meno, ma con tutta probabilità tendenti all’iride più di quanto non siano adesso.

Negli sport individuali, resterebbe poi tutto invariato. Nel tennis avremmo festeggiato la doppietta Murray-Nadal, oro e bronzo, mentre nel nuoto 20km in acque libere non avremmo visto il tentativo della francese Muller di superare scorrettamente la nostra Rachele Bruni, gioendo per un podio tutto UE, con in testa l’olandese Van Rouwendaal.

Purtroppo si tratta di una boutade bella e buona, soprattutto con l’aria di Brexit ancora sferzante nell’Europa continentale: l’assenza del Regno Unito rappresenterebbe un crollo per il medagliere UE. Ben 41 medaglie in meno (16 ori, 17 argenti, 8 bronzi). Ci perderemmo – tra gli altri – gli exploit di Murray, Mo Farah e Bradley Wiggins. Un vero peccato: motivo in più per sventolare insieme a Elisa Di Francisca la bandiera dell’Unione, più che contro Phelps e Ledecky, contro la bramosia di terrore di chi osteggia la democrazia.

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Inserito da Alberto Saso

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