La caduta dell’impero romano: pochi nati e troppi stranieri, tasse ed edonismo (il libro)

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Rino Cammilleri per “il Giornale”   IMPERO ROMA

Già esaurito e in ristampa, il libro dello storico Michel De Jaeghere Gli ultimi giorni dell’ Impero Romano che arriva ora in Italia (Leg, pagg. 624, euro 34), è uscito due anni fa in Francia e, , là, ha sollevato un putiferio. Perché?

Perché l’ autore dimostra che quella civiltà collassò per le seguenti cause: a) crollo demografico, per far fronte al quale si inaugurò b) una persecuzione fiscale che c) distrusse l’ economia; allora si cercò vanamente di ovviare tramite d) l’ immigrazione massiccia.

Che però si trascurò di governare.

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Se tutto questo ci ricorda qualcosa, abbiamo azzeccato anche il motivo per cui gli intellò politicamente corretti d’ oltralpe sono insorti.

La vecchia tesi di Edward Gibbon, che è settecentesca e perciò più vecchia del cucco, forse poteva andar bene a Marx, ma non ha mai retto: non fu il cristianesimo a erodere l’ Impero Romano, per la semplice ragione che la nuova religione era minoritaria e tale rimase a lungo anche dopo Costantino. L’ Impero cessò ufficialmente nel V secolo, quando i cristiani erano neanche il dieci per cento della popolazione.

 Solo nella pars Orientis erano maggioranza. Infatti, Bisanzio resse altri mille anni: quelli che combattevano per difenderla erano tutti cristiani. E pure a Occidente erano cristiani soldati (inutilmente) vittoriosi come Ezio e Stilicone.

Segue: La caduta dell’impero romano: pochi nati e troppi stranieri, tasse ed edonismo (il libro)

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Inserito da Alberto Saso

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