Robinson, la poesia oggi e il mondo dei social

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Massimo Boccarelli per L’Espresso

Come tanti altri appassionati di lettura, ero curioso di leggere il primo numero del nuovo inserto culturale di Repubblica, Robinson.

Quando domenica l’ho avuto tra le mani, devo dire che non ne sono rimasto deluso. Politica, antropologia, geografie, fede e ragione, trattati da grandi firme con cura e attenzione. La sezione “Critiche” inoltre, è ricca di recensioni, arte, spettacoli, e risulta anche questa molto gradevole e ben argomentata. Credo che diventerà una lettura domenicale fissa.

In questo primo numero, la copertina e lo speciale dedicato a Wislawa Szymborska, in particolare, sono il giusto tributo a una poetessa ancora poco conosciuta, nonostante il Nobel.

Introducendo il suo pezzo sulla poetessa, Roberto Saviano ci presenta una riflessione sul ruolo dei poeti nella contemporaneità e nel mondo dei social che, per uno strano fenomeno, non è più tanto legato alla loro opera o alle loro poesie, quanto a loro singoli versi. In effetti, se Ungaretti è diventato il poeta di “M’illumino d’immenso” e Sandro Penna quello di “Felice chi è diverso, essendo egli diverso”, sono pochi quelli che vengono citati per una poesia intera, come nel caso del Quasimodo di “Ed è subito sera”.

E’ interessante ragionare su questo aspetto, che non può che essere figlio della modernità e della fretta dei nostri tempi. Pochi leggono i poeti, oggi, e al massimo le loro poesie sono usate come veloce repertorio da cui trarre poche citazioni da usare su facebook e su twitter, ma non possiamo limitarci a questo.

I nostri amati social, infatti, e le brevi citazioni o gli hashtag su twitter, devono essere solo il punto di partenza per approfondire un poeta o uno scrittore. Questo è il modo giusto di fare cultura sui social, ossia instillare il desiderio di approfondire un’opera, di conoscere un autore nuovo.

Senza questa ulteriore attività di lettura e ricerca curiosa, rischiamo che la complessità di un’opera come quella di Montale, per esempio, venga riassunta in “Spesso il male di vivere ho incontrato”, verso che, seppur emblematico, non è certo sufficiente a dare un’idea della sua poetica e di quello che questo autore ha rappresentato nel ‘900.

Eugenio-Montale

Riusciremo a ritrovare ancora il tempo, in questi anni vissuti di corsa, di leggere con la calma e l’attenzione necessaria i testi poetici, che richiedono concentrazione e riflessione costante, attenzione alle figure retoriche e al suono, oppure dovremmo accontentarci di conoscere pochi versi? Le nuove generazioni corrono seriamente questo rischio.

Di certo, chi non ha mai letto per intero una raccolta di Saba, Gozzano o Montale non sa che cosa si è perso. Cerchiamo di riprendere queste buone abitudini, e ritagliamoci qualche ora di quiete.

alberto

Inserito da Alberto Saso

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