Rileggendo Gomorra

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di Mario Pezzella

È divenuto difficile leggere Gomorra[1]. Fantasmi di film, di serie televisive, la stessa icona televisiva dell’autore, affollano l’immaginazione, e ostacolano il ritorno senza interferenze alle righe scabre, dure, talvolta faticose del testo originale. In questo caso gli effetti della ricezione del romanzo rischiano paradossalmente di impedirne la lettura. Alcuni dei personaggi hanno subito il destino degli archetipi del cinema “nero” hollywoodiani, diventati modelli di comportamenti reali (e di identificazioni ambigue da parte degli spettatori). Il boss Savastano della serie televisiva è ormai un eroe popolare, avvicinato per somiglianza fisica all’allenatore del Napoli Calcio; adolescenti di vari strati sociali napoletani si vestono e si acconciano i capelli come Savastano junior.

Pensare che Saviano stesso aveva lucidamente analizzato questo fenomeno nel suo libro; eppure la spettacolarizzazione ha coinvolto gli stessi personaggi di Gomorra e soprattutto quelli nati per partenogenesi dagli episodi della serie, fino a costringere l’autore a prenderne atto nel suo ultimo romanzo, dove tre appartenenti alla “paranza dei bambini” sono “pettinati alla Genny Savastano”[2].

Difficile dire se Saviano sia oggi consapevole della distanza che separa la potenza critica di Gomorra dalla spettacolarizzazione inevitabile della serie. Ancor più difficile dire se avrebbe potuto sottrarsi a quella che egli stesso ha subito, accettando l’ospitalità di numerose trasmissioni del regime televisivo attuale. Meglio tentare un esperimento mentale: tornare a quelle righe scritte da un giovane sconosciuto di 26 anni e alla loro essenzialità narrativa, che ha pochi rivali nella letteratura italiana degli ultimi tempi.

Segue: Rileggendo Gomorra

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Inserito da Alberto Saso

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