Brexit. Disgregare il Regno Unito  

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Doppiozero  Enrico Palandri

Il Regno Unito, che un anno fa si presentava come una delle società più attraenti del mondo, ricca, creativa e democratica, con una capitale dove affluivano esseri umani da tutto il pianeta, è stato travolto in meno di un anno da dinamiche disgregative che lo allontanano rapidamente dall’Europa e rischiano di frammentarlo nelle diverse nazioni che lo costituiscono.

All’inizio il referendum Brexit era apparso una manovrina astuta, strategica del Primo ministro Cameron per far fuori la propria destra. Aveva in mente calcoli elettorali; i conservatori avevano imprevedibilmente vinto le ultime elezioni e cercavano di difendersi dalla minaccia che aveva rischiato di dividerli, quella dello UKIP (United Kingdom Independence Party). Per evitare che il partito corresse nuovamente il rischio di una emorragia a destra, Cameron aveva quindi promesso il referendum sull’Europa.

Il partito UKIP aveva preso nelle politiche una buona proporzione di voti, ma penalizzato da un sistema piuttosto arcaico di conteggi elettorali si ritrovava con un unico deputato, Douglas Carswell, che ha appena lasciato l’UKIP.  L’unico scopo dello UKIP era Brexit: senza ideologia e di estrema pochezza nei suoi politici, somiglia per intenderci ai 5 Stelle (con cui infatti si è alleato).

UKIP vive della rivolta universale e costante alla classe politica, ma senza orizzonti precisi. Senza passato e senza futuro, la sua vera proposta è sfasciare, distruggere, perché comunque tutto è meglio di quel che c’è. Articolare le opinioni in un dibattito rischierebbe il contraddittorio, mentre quello che interessa è la società, che sarebbe truffata o mal guidata dall’attuale classe dirigente. Si può alleare quindi a destra o a sinistra, non fa nessuna differenza, e i suoi rappresentanti diventano facilmente veicoli di interessi preesistenti e meno trasparenti.  UKIP raccoglieva originariamente soprattutto fuoriusciti della destra, emarginati dal potente partito Tory. Cameron si era sentito sicuro di poter stravincere il referendum: poteva contare sulle opinioni di tutti gli esperti, le grandi banche, metà del suo partito, i laburisti, i liberali, i nazionalisti scozzesi. Il gruppo dirigente dei Tory, che è sostanzialmente il partito nazionalista inglese (grande parte della base elettorale laburista è sempre stata in Scozia e nel Galles, cosa che spiega l’indebolimento odierno di Corbyn dovuto proprio alle sue ambiguità sull’Europa), è composto da due anime principali: una molto ricca, educata nelle costosissime scuole private inglesi (di cui fanno parte David Cameron, Boris Johnson e George Osborne), un’altra, popolare, che ha sostenuto la Thatcher negli anni ’80 e il cui prototipo odierno è David Davies e la stessa Theresa May.

Il primo gruppo ha la caratteristica ambizione di piacere che distingue i privilegiati. Il potere non basta, bisogna essere simpatici, culturalmente superiori, come se le qualità dialettiche fossero una giustificazione delle incredibili cifre che sono state spese nella loro educazione (Eton, ad esempio, costa almeno 50.000 euro all’anno). Sono personaggi che restano spesso enfants gatés e per eccessiva sicumera si lasciano ingaggiare volentieri in discussioni in cui competono con liberali e sinistra come se a vincere dovesse essere non solo il più forte, ma il migliore in ogni senso.

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Inserito da Alberto Saso

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