La “terrasse” parigina e l’abnegazione al godimento – Nazione Indiana 

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Pubblicato da andrea inglese

A Parigi non è che sia facile vivere e che la gente si diverta. Vivere in una capitale, in una grande metropoli europea, persino mondiale, in un centro culturale d’eccellenza, cosmopolita, brulicante d’iniziative erotiche inconsuete, di punti di vista inauditi sull’ abbigliamento, di credenze su come rendere lo scorrimento del tempo più arioso e inebriante, impone una certa responsabilità, esige in ogni caso competenze, preparazione, allenamento. Non è come chi vive in una periferia qualsiasi, in mezzo ai grigi vialoni dell’anonimato, dedito solo a centri commerciali feroci e a manovre nei parcheggi sotterranei.

Quando durante i miei anni parigini – prima di sabotare il mio futuro, decidendo di abitare in una cittadina di periferia – dicevo a qualche italiano conosciuto da poco: “vivo a Parigi”, subito ottenevo un sguardo d’ammirazione, e quella persona ci teneva a felicitarmi, e non so discernere ancora oggi se quelle felicitazioni riguardassero la fortuna di vivere lontano dall’ Italia o la fortuna di vivere proprio a Parigi.

Non è che a Parigi la gente passi il tempo a divertirsi, a salire sulla Tour Eiffel, a contare le statue dei re di Giudea sulla facciata di Notre-Dame, a scattare fotografie dai bateaux-mouches, a mangiarsi ostriche al Wepler o a bersi succo di pomodoro condito al Flore. A Parigi la gente si diverte di rado, perché Parigi è un città raramente divertente per chi ci vive.

Si fa una gran fatica, in realtà, a vivere a Parigi, e se sembra che i parigini si divertano in maniera speciale è perché devono mostrare a se stessi e agli altri che si è trattato di un buon investimento, e tutta quella fatica di vivere nel centro di qualcosa ha dato, alla fine, i suoi frutti. I parigini amano mostrare agli altri parigini che si stanno divertendo un mondo, per questo invece di farsi gli affari loro, nei caffè, dando le spalle al monotono e fastidioso andirivieni dei passanti, si mettono alla terrasse, con le seggiole schierate verso la strada, come se sul marciapiede di fronte stesse per cominciare uno spettacolo raro e di straordinario interesse. In realtà, essi devono innanzitutto mostrare ai passanti che sono seduti a non fare nulla, e che quel non fare nulla è allietato da un sorsare indolente birra, caffè, o vino rosso in calice, mentre il passante, è evidente, sta camminando veloce, è indaffarato, e ha la gola secca.

Non solo, ma chi sta seduto nullafacente, seppure con i mezzi per pagarsi una consumazione al tavolo, è spesso accompagnato da un evidente o probabile partner sessuale, oppure da un amico fedele, o ancora meglio da un piccolo numero di amici fedeli e di partner sessuali probabili. In ogni caso, che sia solo o in compagnia, che beva il suo bicchiere di birra con il naso ficcato dentro un libro o uno smartphone oppure, abbandonato contro lo schienale della sedia, perlustri vagamente il panorama di fronte a lui, o ancora rida fragorosamente, o sussurri all’ orecchio della sua vicina o del suo vicino qualcosa di delizioso e intimo, chi è seduto alla terrasse si sta o divertendo in modo esplicito o sta facendo qualcosa di piacevole in modo elegantemente discreto o si sta annoiando a causa del troppo tempo passato a non fare nulla, tra divertimenti espliciti e piacevolezze discrete.

Testimonia di appartenere alla razza privilegiata dei parigini che, sì, fanno una vita dura, faticosa, stressata, competitiva, sovraffollata, tra freddezze e diffidenze, tra ruvidezze di relazione e assilli professionali, tra conteggi spaventati di fine mese e angosce di esclusione mondana, ma vengono poi ripagati da quegli intervalli fausti di tempo passati a guardare i propri simili dal piedistallo della terrasse di caffè.

Un piedistallo che, va detto, ha una certa democratica accessibilità: con due euro e cinquanta di caffè liscio, un parigino si conquista la possibilità di non essere sloggiato per un’ora intera dal suo tavolino con seggiola.

In ogni caso, lo spazio denominato “terrazza” costituisce una vera istituzione e ogni istituzione umana non nasce mai dal puro arbitrio, ma tende a bilanciare necessità e deliberazione. La necessità riguarda, in questo caso, il bisogno del parigino, nonostante l’immane fatica della sua esistenza metropolitana persa per lo più dentro faccende di nessuna allegria, di esibire di fronte agli altri e a se stesso un intervallo più o meno lungo di divertimento e su una porzione di suolo pubblico; la deliberazione, invece, riguarda l’estensione in metri quadrati di questa porzione di suolo dedita al divertimento esibito, ossia quanta superficie di marciapiede l’esercizio commerciale – caffè, pub o ristorante – è in grado, legalmente, di occupare, piazzandoci fioriere, paraventi, tavolinetti e sedie. Il legislatore afferma, nella città di Parigi almeno, che un metro e sessanta centimetri debbono essere lasciati liberi per lo scorrimento degli indaffarati a piedi o su mezzi meccanici o elettrici, come sedie a rotelle o carrozzine mobili.

Si dice, anche, che le terrasse, incluse di mobilio e avventori seduti, non devono ostacolare lo scorrimento delle acque pluviali. I diritti, quindi, d’ingombrare parte dello spazio pubblico, per comprovare universalmente l’esistenza, a Parigi, del divertimento, o della noia che l’eccessivo divertimento induce, sono di antica data, antichi probabilmente quante le rogne, le incombenze frustranti, i disagi fisici e psicologici che l’abitare in città hanno prodotto.

 

Segue: Diario parigino 7: la “terrasse” parigina e l’abnegazione al godimento – Nazione Indiana | Nazione Indiana

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Inserito da Alberto Saso

Presidente Onorario - New Estro-Verso - KulturaWebTv

 
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2 Replies to “La “terrasse” parigina e l’abnegazione al godimento – Nazione Indiana ”

  1. Condivido pienamente….ho vissuto da ragazzo a Parigi e ciò che riporta l’articolo corrisponde a verità. Parigi è frenetica e la gente per campare deve correre, altro che divertimenti.

     
    • quindi non stavi a fare niente guardando quelli che passavano, passavi e guardavi con invidia quelli sulla terrasse !!
      O forse eri tanto indaffarato che non li vedevi neppure !

       

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