Aloe Vera: proprietà curative e terapeutiche

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Aloe Vera, la pianta della salute

Scritto da: Giancarlo Bruschini –

          Scienza e Conoscenza

 

L’Aloe, tra le molte piante di questo Pianeta, vanta sicuramente una affascinante storia millenaria testimoniata da molti testi antichi che ne documentano l’uso e le caratteristiche terapeutiche.

Definita pianta dell’immortalità dagli antichi Egizi, essa veniva seminata all’entrata delle piramidi per indicare il cammino dei Faraoni verso la terra dei morti. Usata anche come ingrediente nella preparazione di sostanze per l’imbalsamazione, l’Aloe, sia in Egitto sia nell’antica Mesopotamia, era coltivata soprattutto ad uso terapeutico. Sempre gli antichi Egizi, inventori del clistere, la utilizzavano come enteroclisma purgante associandola ad altre erbe.

Si sa, inoltre, che gli antichi Assiri ingerivano il succo di Sibaru o Siburu (Aloe) per risolvere i disagi dovuti all’ingestione e alla formazione di gas intestinali.Nella cultura Maya, l’Hunpeckin-ci (Aloe) era considerato un meraviglioso rimedio per il mal di testa. Il succo si preparava in infusione e veniva bevuta diluito con acqua, mentre le donne Maya strofinavano il gel (dal forte gusto amaro) sui seni per imporre lo svezzamento ai loro bambini (Roys, Ralph L., 1931, “The Ethnobotany of the Maya” – New Orleans: Tulane University, Department of Middle American Research).

Nel 1° secolo a.C., sia Dioscoride, medico greco al servizio dell’Impero Romano, che Plinio il Vecchio, autore del famoso trattato “Historia Naturalis”, descrivevano gli usi terapeutici del succo d’Aloe per curare ferite, disturbi di stomaco, stipsi, punture d’insetto, mal di testa, calvizie, irritazioni della pelle, problemi orali ed altri disagi. Per quanto concerne ancora le testimonianze storiche è interessante ciò che Cristoforo Colombo, durante il viaggio verso il Nuovo Mondo, annotò nel suo diario: “Todo està bien, hay Aloe a bordo”.

E’ indubbio che diverse civiltà e vari popoli hanno attribuito a questa pianta anche poteri “magici”, “superstiziosi” ed “esoterici”; ad esempio, secondo un testo cuneiforme accadico di oltre 4000 anni fa, ponendo l’Aloe davanti all’ingresso di molte case, in particolar modo di nuova costruzione, essa assicurava lunga vita e prosperità ai suoi residenti. Ancora oggi, peraltro, in Egitto è considerata protettrice e portatrice di felicità se collocata presso le abitazioni.

Legare un fiocco rosso attorno alla pianta serve a invocare l’amore, mentre uno verde a invocare la fortuna.Questo breve tracciato storico, che contempla anche aspetti legati alla superstizione, dimostra come l’Aloe, da oltre quattromila anni, faccia parte della medicina popolare nella storia dell’umanità. Ai nostri giorni, dopo essere stata relegata ad un posto di secondo ordine, com’è avvenuto per la maggior parte delle piante medicinali a causa di un uso generalizzato dei farmaci moderni, l’Aloe è tornata a far parlare di sé e in particolar modo a partire dal 1851, quando due ricercatori, Smith e Stenhouse, isolarono un principio attivo con proprietà lassative che essi chiamarono Aloina; ma fu soltanto nel 1935 – anno in cui Creston Collins e suo figlio rivelarono in un rapporto divenuto poi celebre il possibile utilizzo dell’Aloe per sopperire agli effetti devastanti delle radiazioni – che molti scienziati presero in considerazione uno studio più approfondito di questa miracolosa pianta.

Quando, poi, il farmacista texano Bill Coats, alla fine degli anni ’50, riuscì a stabilizzare la polpa con un procedimento naturale, si aprirono, infine, le porte alla commercializzazione ad uso industriale di prodotti a base d’Aloe. In precedenza i limiti erano posti dal problema dell’ossidazione del succo che non si conservava a lungo, alterandosi rapidamente una volta estratto a freddo dalla pianta. Alcuni ricercatori tentarono di risolvere il problema con l’esposizione del gel ai raggi ultravioletti, ma questo procedimento alterava la sua composizione chimica; si tentò inoltre con la pastorizzazione del gel a temperature superiori ai 60° dopo aver aggiunto perossido d’idrogeno, ma anche questo tentativo fallì. Bill Coats fu il primo a realizzare un procedimento atto a conservare gli enzimi e le vitamine presenti nell’Aloe; tale procedimento consisteva nell’incubazione del gel con aggiunta di vitamina C (acido ascorbico), vitamina E (tocoferolo) e sorbitolo (Marc Schweizer, “Aloès la plante qui guèrit”, Apophtegme).

Classificazione dell’aloe vera

Nel 1950 il dottor G.W. Reynolds classificò almeno 350 specie di Aloe ed oggi si contano oltre 600 varietà di piante del genere Aloe della famiglia delle Liliacee, ora più precisamente classificate come Aloaceae. 125 specie sono state catalogate solo nel Sud Africa (inclusi lo Swaiziland ed il Lesotho), mentre le altre sono distribuite in ulteriori zone del continente africano, in Israele in India, in Pakistan, nel Nepal, in Cina, in Tailandia, in Cambogia, nei Caraibi, in Spagna, a Cuba, nell’America Centrale e del Sud, nell’America del Nord (Texas e Florida) e in Messico.

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Inserito da Jean Bruschini

Autore - Presidente Estro-Verso jeanbruschini.estro-verso.net http://www.estro-verso.net Skype: estro-verso

 
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