Corso di poesia

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L’affascinante viaggio nell’alchimia del verbo

L’amore e il desiderio, la bellezza e lo spirito, il dolore e la passione: un viaggio nel magico mondo della poesia. Una piccola guida con le tecniche, i suggerimenti e i luoghi comuni da evitare. Dai concetti chiave al cuore del meccanismo della creazione fino agli autori che sanno ispirare tutti noi.
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Nonostante tutto quello che ne dicano di male e di superficialmente falso, cioè che è morta, che è élitaria, che è ostica, che è sorpassata, e nonostante molto spesso la si marginalizzi, la poesia è quanto mai viva e vegeta. Anzi, in un’epoca nella quale la comunicazione è iperveloce ma le parole stanno perdendo sempre di più significato e forza, la poesia resta una delle poche armi per non arrendersi all’impoverimento e banalità del linguaggio e alla pigrizia mentale.

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Paradossi e luoghi comuni

Tuttavia la poesia soffre di alcuni paradossi e luoghi comuni difficili da scalzare.
Il primo, invero un po’ triste e che dà la cifra della situazione attuale, è che quasi tutti scrivono o hanno scritto poesia ma quasi nessuno la legge. E in questo la poesia diventa paradigmatica di una società nella quale quasi tutti si esprimono anche in cose che non sanno e quasi nessuno vuole trovare il tempo e la voglia per ascoltare gli altri.
Il secondo paradosso, più filosofico, è legato all’intraducibilità della poesia.
A tutti gli effetti si può affermare che la poesia non può essere tradotta. Infatti, come è possibile trasportare in un’altra lingua il lavoro di cesello, di ritmo, di giochi verbali che l’autore ha effettuato scegliendo quella parola in quella precisa posizione per arrivare a quel dato risultato?
Tuttavia, se la poesia non fosse tradotta, non potrebbe esistere, visto che come tutte le arti, si nutre di influenze reciproche, di scambi.

Prime regole fondamentali
Già da queste brevi note introduttive si possono estrapolare delle regole fondamentali per scrivere poesia, che analizzeremo meglio nelle puntate successive.
La prima, d’altronde comune in tutte le arti, è che prima di scrivere bisogna leggere tanta poesia e di tutti i generi, senza barriere di stili. Come per la musica, la pittura, il cinema: gli artisti più innovativi, originali e geniali sono quelli che conoscono le varie dimensioni e sfaccettature dell’espressione artistica nella quale operano, tenendosi aggiornati, avendo un’insaziabile curiosità intellettuale che spesso vuol dire anche apertura mentale.
Spesso, quando consiglio di leggere un dato autore a una persona che mi affida i suoi versi per un parere, mi sento rispondere “io non leggo altri autori se no mi influenzano”.
Questa sorta di aureo isolamento con una punta di arroganza, purtroppo è molto diffuso. Di solito chi ragiona così si crede molto originale, ma è solo perché non conosce altro che ciò che scrive, e spesso le cose che gli escono dala penna sono infarcite di immagini abusate, di soggetti triti, dallo sciabordìo delle onde al sorriso di un bambino al volo di gabbiani.

E qui arriviamo ad un’altra buona regola, dopo quella di leggere più poesia possibile: evitare stereotipi e il cosiddetto “poetese” che tanto faceva irritare il buon Sanguineti.
Quando mi trovo nelle giurie di premi di poesia, è incredibile la quantità di componimenti che sembrano fotocopie, con rimasticature superficiali di Montale, Ungaretti, Leopardi, Neruda, o tentativi goffi di poesia civile.
Bisogna ricordarsi sempre, e purtroppo anche tanti poeti cosiddetti “maggiori” se lo dimenticano, che la poesia è un’arte, deve trasmettere emozioni, o comunque qualcosa che faccia vibrare i sensi, ci dia un altro punto per vedere le cose.
Troppo spesso lo scrivere poesia è visto come una sorta di autoanalisi, con versi simili a pensierini che sono magari molto importanti per chi li ha scritti, ma che hanno scarso o nullo valore poetico e artistico.
La poesia è quindi uno sguardo “altro”, un gioco di nuove prospettive dalle quali vedere le cose, le situazioni, le emozioni e trasformarle in architetture di parole.

Punti di partenza

Bisogna perciò lavorare in due direzioni: sul modo di guardare, ascoltare, più in generale sentire e sul modo di elaborare e estrinsecare ciò che i nostri sensi ci hanno comunicato. Il poeta è spugna e seppia: sputa inchiostro dopo essersi impregnato dell’universo circostante. Quello di fissare le nostre “illuminazioni” su un notes o sul proprio smartphone è una regola che sembra banale ma è di un’importanza fondamentale.
Penso sia capitato a tutti di dimenticarsi di un’idea, di una frase, di una linea melodica che ci era venuta alla mente e che giudicavamo geniale. E’ un po’ come accade quando ci si sta per svegliare e ci si dice “questo sogno me lo voglio scrivere” e poi, per magia, con il risveglio scompare anche il ricordo del sogno. Tutto sommato, anche le “fulminazioni” creative ci arrivano da un universo parallelo come il sonno.
Prendendo subito nota dell’idea, avremo il modo di svilupparla in seguito e magari metterla in fase con altre avute in precedenza.
L’osservazione di ciò che ci circonda è messa a dura prova da un bisogno compulsivo di essere costantemente “connessi”.
Oltre all’avere a portata di mano uno strumento che possa registrare le nostre intuizioni e considerazioni, sarebbe buona regola sottrarsi a questa “droga” della reperibilità, lasciarsi andare nei pensieri, guardarci attorno e magari fare una cosa ormai rivoluzionaria: staccare il cellulare o non rispondere. Ritagliatevi i vostri spazi mentali.

Per l’altra direzione, cioè quella per affinare l’offerta della nostra poesia verso l’esterno, direi che la lettura dal vivo sia la migliore strada per progredire. Dalle reazioni del pubblico si possono evincere molte cose: l’originalità o meno di ciò che scriviamo, la sua forza, se il suo ritmo è funzionale al testo e molte altri segnali che spingeranno a limare e migliorare il lavoro.

Per dare alla nostra poesia il suo giusto valore, è opportuno anche lavorare sulla nostra voce, sull’espressione e sulla maniera di porgerla, senza forzare la nostra personalità. A questo proposito è utilissimo leggere a voce alta davanti allo specchio, registrarsi, filmarsi. Nel rivederci e risentirci, troveremo da soli i nostri difetti, anche quelli che non si ammetterebbero mai se ce lo dicesse un’altra persona…
Nelle prossime puntate entreremo ancora più nel dettaglio nell’alchimia del verbo della poesia.

Indice del corso di poesia

Lo stile  

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alberto

Inserito da Alberto Saso

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